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La Crisi d'Impresa La Crisi d'Impresa

Transazione fiscale e garanzie accessorie (prima parte)

In tema di transazione fiscale e contributiva proposta nell’ambito delle trattive che precedono la stipulazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti, la questione delle eventuali garanzie accessorie offerte al creditore pubblico si lega al tema della convenienza della proposta rispetto alla liquidazione giudiziale.

L’ultimo periodo del primo comma dell’art. 63 CCII dispone infatti che l’attestazione del professionista indipendente deve riguardare, oltre alla veridicità dei dati aziendali e alla fattibilità del piano, anche la convenienza del trattamento proposto ai creditori pubblici rispetto alla liquidazione giudiziale. 

La medesima norma prosegue disponendo inoltre che il giudizio di convenienza attestato dal professionista indipendente costituisce “oggetto di specifica valutazione da parte del tribunale”. 

Il giudizio di convenienza dell’attestatore è ripreso anche nell’art. 88 in tema di trattamento dei crediti tributari e contributivi nell’ambito del concordato preventivo, dove, tuttavia, viene declinato in maniera diversa a seconda che si tratti di concordato in continuità aziendale o meno. 

In particolare, mentre nel concordato non in continuità (i.e. nel concordato liquidatorio oppure in quello con assunzione) l’attestatore deve pronunciarsi sulla convenienza della proposta concordataria rispetto all’alternativa della liquidazione giudiziale, nel concordato in continuità è sufficiente che il trattamento proposto ai creditori pubblici sia “non deteriore” rispetto alla liquidazione giudiziale (c.d. «principio di equivalenza»). Dunque, in entrambi gli istituti viene in rilievo il giudizio di convenienza che deve esprimere l’attestatore (e su cui deve pronunciarsi il tribunale in sede di  omologa) che si configura come valutazione comparativa tra il soddisfacimento che viene proposto al creditore pubblico in sede di accordo o di concordato e quanto lo stesso potrebbe ricavare in caso di apertura della liquidazione giudiziale a carico del debitore. 

Occorre pertanto interrogarsi in cosa consista tale «convenienza». 

Un’utile indicazione in tal senso la si può ricavare dal primo comma dell’art. 88  dove si legge che: “Se il credito tributario e contributivo è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori o meno vantaggiosi rispetto a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica e interessi economici omogenei a quelli delle agenzie e degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.”. 

Sebbene la norma citata non riguardi la convenienza della proposta rispetto all’alternativa liquidatoria, bensì la convenienza del trattamento del creditore pubblico rispetto agli altri creditori, tuttavia, fa comprendere come il concetto di «convenienza» possa essere declinato in base a tre parametri:

Ø percentuale di pagamento offerta; 

Ø tempi di pagamento; 

Ø garanzie

Se da un lato è chiaro che di questi tre parametri la percentuale di pagamento è quello che si presta, in maniera più immediata, ad esprimere la convenienza della proposta, tuttavia tempi di pagamento e garanzie entrano comunque in gioco nella valutazione complessiva in quanto in grado di incidere sull’apprezzamento della percentuale proposta.

 

Autore: Marco Rubino, dottore commercialista in Milano

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