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La Crisi d'Impresa La Crisi d'Impresa

Transazione fiscale e garanzie accessorie (seconda parte)

Se, nell’ambito della transazione fiscale e contributiva, la percentuale di pagamento è il parametro che si presta in maniera più immediata ad esprimere la convenienza della proposta, tuttavia tempi di pagamento e garanzie entrano comunque in gioco nella valutazione complessiva in quanto in grado di incidere sull’apprezzamento della percentuale proposta.

Per quanto riguarda i tempi di pagamento occorre considerare che, a parità di percentuale «nominale» offerta, l’effettiva misura del soddisfacimento cambia se il pagamento viene proposto in unica soluzione entro un congruo lasso di tempo dall’omologa, oppure se viene suddiviso in un certo numero di rate in un arco temporale di qualche anno.

È evidente, infatti, che ricevere 100 euro oggi non equivale a ricevere 10 euro all’anno per i prossimi dieci anni nel senso che i 10 euro che saranno incassati al decimo anno avranno un valore reale inferiore al loro valore nominale che, nel frattempo, sarà stato eroso da vari fattori, tra cui ad es. l’inflazione.

Tutte le volte, dunque, che ci si trova di fronte a proposte che offrono un pagamento dilazionato per un rilevante arco temporale sorgerà un problema di attualizzazione dei pagamenti che potrebbe incidere sulla misura effettiva del soddisfacimento.

Il problema dell’attualizzazione in realtà non riguarda solamente la proposta del debitore, ma potrebbe riguardare anche l’alternativa liquidatoria. Nel momento in cui l’attestatore fa le sue valutazioni in ordine all’attivo realizzabile in caso di liquidazione giudiziale e alla percentuale di soddisfacimento che potrebbero ricavare i creditori pubblici, dovrebbe altresì considerare che il curatore generalmente non è in grado di procede alla liquidazione istantanea dell’attivo. Nella liquidazione giudiziale esistono dei tempi tecnici collegati ai vari adempimenti (accertamento del passivo, predisposizione del programma di liquidazione, presentazione e successiva esecuzione dei piani di riparto) che sono insopprimibili e che tendono a dilazionare nel tempo il soddisfacimento dei creditori.

A riguardo, dunque, l’accordo potrebbe giocare sulla maggiore tempistica necessaria al curatore per ripartire l’attivo concorsuale. Si consideri, ad esempio, un accordo basato sull’intervento finanziario di un terzo che si impegna a mettere a disposizione le somme necessarie a raggiungere le percentuali di pagamento offerte entro trenta giorni dall’omologa dell’accordo. In questa ipotesi la convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria sarà rappresentata dal fatto che, non solo in caso di accordo viene messa a disposizione dei creditori una somma che altrimenti non ci sarebbe nel patrimonio della società insolvente, ma che tale somma verrebbe altresì messa a disposizione in un lasso tempo apprezzabilmente più breve rispetto a quanto occorrerebbe al curatore per esitare l’attivo concorsuale ed eseguire il relativo piano di riparto.

 

 

Autore: Marco Rubino, dottore commercialista in Milano

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