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La Crisi d'Impresa La Crisi d'Impresa

PRECLUSO ALL’IMPRENDITORE CESSATO L’ACCESSO ALLA PROCEDURA DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI DEL CONSUMATORE

Il Decreto legislativo del 12 gennaio 2019, n. 14, ha sancito l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (di seguito: CCII), operativo già dallo scorso 15 luglio 2022. All’interno del nuovo impianto codicistico sono entrate a far parte, a pieno titolo, anche le procedure di regolazione della crisi da sovraindebitamento.

La nuova disciplina traccia contorni più puntuali circa i requisiti per l’accesso a tali procedure, ma solo la procedura di liquidazione “controllata” (artt. da 268 a 277 CCII) consente l’accesso, indistintamente, a tutti i debitori: consumatori, imprenditori, ex imprenditori e società che, risultando sottosoglia, sono sottratti alle norme dettate dal fallimento ora liquidazione giudiziale. Infatti, al concordato minore, che ha sostituito la procedura di accordo con i creditori di cui all’abrogata L. 3/2012, hanno accesso unicamente gli imprenditori la cui attività non risulta cessata al Registro delle Imprese, mentre l’accesso all’accordo di ristrutturazione dei debiti del consumatore, che ha sostituito il previgente piano del consumatore, può accedere solo colui che presenta debiti di natura consumeristica. È sembrato sin da subito evidente come una rigida interpretazione della norma avrebbe avuto quale rilevante effetto quello di creare non solo una disparità di trattamento tra diverse categorie di debitori, ma anche un restringimento della possibilità di ristrutturare il debito. Si pensi anche solo per un attimo al debitore che ha cessato la propria attività e che da anni non riveste più la qualifica di imprenditore, ma che, nel corso degli anni, ha maturato debiti inerenti lo svolgimento dell’attività d’impresa (tipicamente debiti erariali, contributivi e finanziari). Ecco che, per come è stata impostata la norma, a questa tipologia di debitori sarebbe negato l’accesso all’accordo di ristrutturazione dei debiti del consumatore (proprio in virtù della natura delle obbligazioni contratte e rimaste insoddisfatte), ma anche l’accesso al concordato minore (in virtù del fatto che l’attività sarebbe cessata), rimanendo a loro disposizione la sola procedura di liquidazione controllata, che è assimilabile alla procedura maggiore di liquidazione giudiziale, con tutte le implicazioni del caso (presenza di un liquidatore giudiziale, del giudice delegato, la necessità di redigere l’inventario anche presso la propria abitazione che, se di proprietà del debitore, verrà ceduta nell’ambito della procedura, rendicontazione al liquidatore delle entrate e uscite mensili, solo per citarne alcune).

Proprio con riferimento alla figura del consumatore, il CCII all’art. 2, co. 1, lett. e), lo definisce come “la persona che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale commerciale artigiana o professionale eventualmente svolta anche se socio di una delle società appartenenti ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV, e VI del titolo V del libro quinto del Codice civile, per i debiti estranei a quelli sociali”.

Tale nozione riprende la nota sentenza della Cassazione, la n. 1869/2016, che ha definito la figura del consumatore come: “debitore, persona fisica, che risulti aver contratto obbligazioni per far fronte ad esigenze personali o familiari senza riflessi diretti in un’attività di impresa o professionale propria”.

Tra i vari orientamenti giurisprudenziali, oscillanti tra interpretazioni rigide – tra cui si segnala quella del Tribunale di Bologna, Tribunale di Torino e Corte d’Appello di Torino, e interpretazioni che accolgono la tesi meno stringente (cfr. tra le altre Trib. di Reggio Emilia 22 ottobre 2022) – il Tribunale di Milano, con decreto del 21 ottobre 2023, ha scelto di accedere alla tesi restrittiva, proprio in relazione ai debiti di natura promiscua, ritenendo condivisibile l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione, Primo Presidente, del 23 luglio 2023, n. 22699/2023,  di escludere dalla nozione di consumatore il soggetto titolare di debiti misti, sostenendo che ad ogni modo la persona fisica titolare di obbligazioni miste non sarebbe pregiudicata dall’impossibilità di accesso alla ristrutturazione dei debiti del consumatore in quanto potrebbe accedere alla liquidazione controllata.

Analizzando il medesimo caso su cui si è pronunciato il Tribunale di Milano, anche la Corte d’Appello di Milano, su reclamo del debitore, con decreto dell’11 gennaio 2024, in continuità con quanto già statuito dalla medesima Corte con decreto del 21 dicembre 2023, si è pronunciata nella medesima direzione, confermando quindi l’orientamento del Tribunale di Milano.  Secondo i giudici meneghini il debitore consumatore, ma con debiti di natura promiscua (derivanti in parte dalla cessata attività imprenditoriale), non può accedere alla procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore né al concordato minore la cui inammissibilità è dettata dall’art. 33 comma 4, CCII;  inoltre non sussisterebbero preclusioni assolute per il consumatore titolare di debiti di natura mista di accedere all’esdebitazione, consentita all’interno della procedura di liquidazione controllata, non in violazione con la direttiva UE cd. Insolvency.

Per tali figure di debitori, consumatore con debiti promiscui e imprenditore cessato, sembra ormai tracciato il percorso per giungere all’esdebitazione che non potrà arrivare se non dopo l’accesso alla procedura (più gravosa) della liquidazione controllata.

 

Autore: Domenico Martiniello, dottore commercialista in Milano

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