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La Crisi d'Impresa La Crisi d'Impresa

Applicazione dell’art. 585 co. 2, c.p.c. nella liquidazione giudiziale e nella liquidazione controllata. Differenze tra Codice della Crisi, Legge fallimentare e Legge 3/2012.

Recentemente, lo scrivente, nell’ambito di una procedura di liquidazione controllata in cui è stato nominato Liquidatore Giudiziale, ha dovuto affrontare il tema dell’applicabilità dell’art.585 comma 2 c.p.c..

L’art. 585 comma 2 c.p.c. dispone che “Se l’immobile è stato aggiudicato a un creditore ipotecario o l’aggiudicatario è stato autorizzato ad assumersi un debito garantito da ipoteca il giudice dell’esecuzione può limitare, con un suo decreto, il versamento alla parte del prezzo occorrente per le spese e per la soddisfazione degli altri creditori che potranno risultare capienti.”

Prima di giungere alla soluzione al quesito, è opportuno fare un breve excursus normativo mettendo a confronto la previgente legge fallimentare, la vecchia legge 3/2012 con il nuovo Codice della Crisi.

L’art.107 L.F., al comma 2 prevedeva che “Il curatore può prevedere nel programma di liquidazione [104 ter] che le vendite dei beni mobili, immobili e mobili registrati vengano effettuate dal giudice delegato secondo le disposizioni del codice di procedura civile in quanto compatibili”. Inoltre, era necessario indicare esplicitamente nel bando che la vendita avveniva secondo le disposizioni del codice di procedura civile e pertanto era applicabile anche l’art.585 comma 2.

La legge 3/2012, all’art. 14 novies, nulla prevedeva in merito alle modalità di vendita se non che le stesse dovevano essere effettuate con procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati.

Nel Codice della Crisi, invece, l’applicabilità dell’art.585 comma 2 c.p.c, è espressamente prevista dall’art.216 comma 8 che prevede “Le vendite e gli atti di liquidazione possono prevedere che il versamento del prezzo abbia luogo ratealmente; si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 569, terzo comma, terzo periodo, 574, primo comma, secondo periodo, 585 e 587, primo comma, secondo periodo, del codice di procedura civile”.

In considerazione di ciò, ai fini dell’applicazione dell’art. 585 comma 2 c.p.c., non è necessario prevedere nel bando che la vendita viene effettuata secondo le disposizioni del codice di procedura civile.

Infine, l’art.275 comma 2, in tema di vendite nella procedura di liquidazione controllata, prevede che “Si applicano le disposizioni sulle vendite nella liquidazione giudiziale, in quanto compatibili”.

In conclusione, a parere dello scrivente, secondo il combinato disposto degli artt. 275 comma 2 CCII e 216 comma 8 CCII è possibile applicare il disposto di cui all’art.585 comma 2 c.p.c. alle vendite effettuate nell’ambito della procedura di liquidazione controllata.

Sulla base del suddetto excursus normativo, il G.D. alla procedura di liquidazione controllata, ha autorizzato l’applicazione dell’art.585 comma 2 e pertanto il creditore ipotecario aggiudicatario, potrà non versare l’intero saldo prezzo ma la minore somma necessaria alla copertura delle spese di procedura e per la soddisfazione degli altri creditori che potranno risultare capienti.

 

Autore: Domenico Martiniello, dottore commercialista in Milano

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